NAZIM  HIKMET

Lettere dal carcere di Bursa a Munever ( 1942)

 

Il più bello dei mari

è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli

non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni

non li abbiamo ancora vissuti.

E quello

che vorrei dirti di più bello

non te l'ho ancora detto.


 Esponente di spicco della cultura turca nel Novecento, nacque a Salonicco nel 1902. Personalità poliedrica, fu poeta, autore di teatro, romanziere, saggista e giornalista. Durante gli anni Venti visse in Russia, dove ebbe contatti con le avanguardie e in particolare con Majakovskij. Rientrato in Turchia, nel 1938 fu condannato a una lunga detenzione in carcere per la sua opposizione al regime di Ataturk. Rimesso in libertà nel 1950, si stabilì a Mosca, dove morì nel 1963.

Per Nazim Hikmet la poesia d'amore non è mai soltanto d'amore. Egli riassume in " amore " i diversi aspetti della propria attività e della propria esistenza. Non sarebbe poeta d'amore se non fosse anche poeta di battaglie e di idee. 

Le poesie pubblicate in questa pagina rappresentano un breve tratto del suo itinerario creativo, di quello che può essere considerato uno dei più grandi poeti rivoluzionari del nostro tempo.

Nei suoi versi Nazim ( come è familiarmente conosciuto in Turchia ) riscopre il suo popolo e dalla cultura contadina ne esaltò il linguaggio e la sua difficile posizione sociale, culminata nel suo arrivo a Mosca, allora centro della cultura rivoluzionaria. 

A quegli anni della sua formazione politica, seguì il rientro in patria dove Nazim scontò una dura condanna in carcere. Seguì poi l'esilio, fino alla separazione della vita, così coraggiosamente amata, fino alla difficile accettazione di una morte estranea e fatale, così diversa da quella vagheggiata in gioventù : rischio volontario ed estremo atto di esistenza. 

A Mosca, al numero 6 della via Pescianaya, il tre del giugno del 1963, verso le nove del mattino, morì Nazim Hikmet.

Li per li non se ne accorse nessuno. Era già morto da mezz'ora quando lo trovarono accasciato accanto alla porta che dà sul pianerottolo, appoggiato allo stipite, in un atteggiamento quasi naturale. La porta era socchiusa, forse stava uscendo per prendere la posta nella cassetta dell'atrio, o per fare due passi al sole.  Il viso sembrava tranquillo. L'infarto era stato folgorante....Gli dispiaceva morire. Ma siccome è indispensabile, si augurava una morte come questa, rapida e decisa.

 

 Altre poesie di Nazim : 

 

Alla vita

Amo in te

Anche questa mattina mi sono svegliato

Angina Pectoris

Anima mia

I tuoi occhi 

Il mio funerale

La sera

Quel che ho scritto di noi è tutta una bugia

Senza nessuna ragione qualcosa si rompe in me

Ti amo come se mangiassi il pane

Ti sei stancata di portare il mio peso

 

 

BIBLIOGRAFIA :

Nazim Hikmet Poesie d'amore - MONDADORI-POESIA

Hikmet - Poesie -  NEWTON POESIA