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LA FINESTRA DI FRONTE |
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TRAMA :
"La vicenda del vecchio si intreccia, nel film molto ricco, a quella d'una giovane coppia coniugale scontenta: sarà il vecchio a indurre Giovanna Mezzogiorno a non rinunciare a chiedere il meglio alla vita". ( Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 febbraio 2003 ). "Mentre Roma è ancora stordita per la scomparsa
di Alberto Sordi, arriva un film che è una specie di lettera d'amore alla
nostra città, 'La finestra di fronte'. E' una lettera esigente, come ogni
vero messaggio d'amore, perché non solo dichiara i propri sentimenti ma
chiarisce l'origine, la portata e le condizioni grazie alle quali quei
sentimenti potranno crescere e fiorire oppure spegnersi e appassire. Ed è
una lettera illuminante anche perché a scriverla è il turco Ferzan
Ozpetek. Che come ogni straniero vede e sente cose nascoste dalla
consuetudine agli stessi romani: il peso del passato, le sue tracce
indelebili per quanto semicancellate, la vergogna e il dolore di certe
pagine di storia. E la speranza, la solidarietà, il legame segreto che
unisce le vite più distanti in un solo grande disegno. A condizione di
saperlo intendere, naturalmente. (...) Altro non si può dire senza
rovinare il laborioso intarsio di destini allestito da Ozpetek. E se il
commovente Girotti, con i suoi dolci spettacolari e la sua storia segreta,
è tanto più convincente del teatrino domestico e condominiale o di un
personaggio appena abbozzato come quello toccato in sorte a Raoul Bova, è
perché venendo lui stesso dal passato è l'anima e il cuore di questo
film che unisce memoria (collettiva) e coscienza (individuale) come due
facce della stessa medaglia. O due strati di una sola torta. Profumata e
sapiente, anche se un po' troppo zuccherata per conquistare fino in
fondo". ( Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 febbraio 2003 ).
"Ambientato a Roma, il film è intonato a una
costante intensità di sentimenti. Il tema della finestra alla Hitchcock,
della finestra che si apre su altre realtà, è svolto con estrema finezza
di notazioni. Gli interpreti sono straordinariamente partecipi, Bova ogni
volta più maturo, la Mezzogiorno che all'immagine incantevole accoppia un
mordente da vera figlia d'arte. Però la figura per cui 'La finestra di
fronte' si colloca da subito fra i film che resteranno è quella di
Massimo Girotti, che dopo essere stato l'eroe dell'Italia fra guerra e
dopoguerra rinnova ora la memoria di quegli anni. Pochi attori hanno
incarnato in modo così completo l'intero palpito della vita di una
nazione; e Massimo, sublime di dolcezza e vulnerabilità, esce di scena
alla grande facendo l'ultimo dono a un cinema che si era dimenticato di
lui". ( Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 marzo 2003 ).
"Il cinema italiano è vivo e sta bene. Ce lo
conferma oltre ogni aspettativa il nuovo film di Ferzan Ozpetek: molto
bello, intenso, ben scritto e dove le cose giuste avvengono al momento
giusto, con motivazioni precise. 'La finestra di fronte' contiene due
storie, un 'mystery' e una passione d'amore. (...) Storia di detection,
condotta un po' alla maniera di un giallo per scoprire l'identità
dell'uomo e il suo passato; dove s'intrecciano un amore proibito, omicidio
e sacrificio durante i rastrellamenti degli ebrei romani nell'ottobre
1943. Commossa senza retorica, la regia fa convivere tempi diversi nella
stessa inquadratura, dando corpo e voce ai fantasmi". ( (Roberto
Nepoti, 'la Repubblica', 1 marzo 2003 ).
"Ozpetek ama le storie e nel film ne racconta
molte, reali, sottotraccia o fantasmatiche. Compie anche gesti audaci:
panoramiche che iniziano sull'oggi e si confondono in un ballo del
passato, la rivelazione di Giovanna che a un passo dal tradimento, spia se
stessa nella finestra di fronte. Cose che al cinema, se vengono male,
distruggono un film, ma che il regista sa giostrare con mano ferma.
Nessuna didattica arida nell'affrontare l'Olocausto, tenerezza leggera nel
raccontare la passione per i dolci che unisce Giovanna e Simone,
spericolatezza nel mischiare il melodramma con il soprassalto da autore
come nella corsa finale di Giovanna sulle scale. C'è una tale passione e
compassione che non suona eccessiva, anzi, neppure l'ultima frase di
Simone alla donna: 'Non si accontenti di sopravvivere, lei deve
'pretendere' di vivere in un mondo migliore e non soltanto sognarlo".
( Piera Detassis, 'Panorama', 6 marzo 2003 ). |
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