ORHAN PAMUK 

"Incarna l'anima melanconica della sua città"

 

Il Nobel per la letteratura 2006 è stato assegnato a Orhan Pamuk, uno dei più importanti scrittori turchi. Perseguitato per le sue prese di posizione sui massacri degli armeni e dei curdi, lo scrittore, che ha recentemente rifiutato il titolo di "artista di Stato", ha rischiato anche il carcere.

Orhan Pamuk nasce in una famiglia borghese benestante di alterne fortune; il padre fu il primo dirigente della sezione turca dell'IBM. Viene istruito al liceo americano Robert College di Istanbul.
Su pressione della famiglia, si iscrive in seguito alla facoltà di architettura dell'Università Tecnica di Istanbul, per poi abbandonarla dopo tre anni per dedicarsi alla letteratura.
Si laurea all'Istituto di Giornalismo dell'Università di Istanbul nel 1977.
Nel 1982 Pamuk sposa Aylin Turegen. La coppia divorzierà nel 2001 dopo aver dato alla luce una figlia di nome Rüya.
È "visiting scholar" alla Columbia University di New York dal 1985 al 1988 e dopo la , breve parentesi americana, torna definitivamente a Istanbul.
Il nome "pamuk", in turco, significa "cotone".

Pamuk, che ha rifiutato il titolo di "artista di Stato" dal governo turco, viene incriminato nel 2005, a seguito di alcune dichiarazioni fatte a una rivista svizzera riguardanti il massacro, da parte dei turchi, di un milione di armeni e trentamila kurdi in Anatolia durante la Prima guerra mondiale ed è stato il primo intellettuale del mondo musulmano a condannare la fatwa iraniana contro Salman Rushdie.
Il processo, che ha attirato l'attenzione della stampa internazionale, è iniziato il 16 dicembre 2005 ma è stato successivamente sospeso in attesa dell'approvazione del ministro della giustizia turco. Nonostante il grande successo riscosso in patria, una significativa parte dell'opinione pubblica turca si è schierata contro Pamuk: un sottoprefetto di Isparta ha ordinato la distruzione dei suoi romanzi nelle librerie e biblioteche mentre una TV locale ha proposto di ritrovare una studentessa che aveva ammesso di possederne uno. Le accuse sono state ritirate il 22 gennaio 2006 con la motivazione che il fatto non costituisce reato per il nuovo codice penale.

La motivazione dell'attribuzione del premio Nobel fa riferimento alla capacità dello scrittore di incarnare l'anima malinconica della sua città grazie alla quale "ha scoperto nuovi simboli per il contrasto e l'intreccio delle culture".

Nel suo Paese, Pamuk è conosciuto piuttosto come un commentatore di vicende a sfondo sociale, nonostante egli si consideri un romanziere, privo di obiettivi politici. E' stato il primo scrittore nel mondo musulmano a condannare la fatwa iraniana contro Salman Rushdie. Ha difeso anche il suo collega turco Yashar Kemal, processato nel 1995.

Nelle sue opere, che quasi sempre ritraggono la Turchia, antica e contemporanea, Pamuk riflette sia la sua storia familiare (viene da una famiglia della media borghesia, il padre, lo zio e il nonno erano ingegneri) che l'esperienza all'estero. Infatti dopo essersi diplomato al Robert College studiò architettura alla Istanbul Technical University e giornalismo alla Istanbul University, ma successivamente, dal 1985-1988, è stato ricercatore alla Columbia University a New York e, per un breve periodo, alla University of Iowa. Attualmente vive a Istanbul.

Pamuk ha detto più volte di aver sperimentato un profondo cambiamento passando dalla sua famiglia 'ottomana', piuttosto tradizionale, allo stile di vita occidentale. E di questo ha parlato nel suo primo romanzo, "Oscurità e luce", che racconta, nello spirito di Thomas Mann, la storia di una famiglia attraverso tre generazioni.

Tra i suoi romanzi, pubblicati in oltre 40 lingue, sono stati tradotti in italiano ''Roccalba'', ''La casa del silenzio'', ''Il libro nero'', ''La nuova vita'', ''Il mio nome e' rosso''.
Pamuk ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Grinzane Cavour e l'International Dublin Literary Award.


 

Opere

Pamuk inizia a scrivere con regolarità nel 1974. Il suo primo romanzo, Karanlik ve Isik (Oscurita' e luce) condivide il premio letterario Milliyet 1979 con Mehmet Eroglu. Il romanzo viene successivamente pubblicato nel 1982 con il titolo Cevdet Bey ve Ogullari (Il signor Cevdet e i suoi figli), e vince il premio Orhan Kemal nel 1983. Narra la storia di tre generazioni di un'agiata famiglia di Nisantasi, il quartiere di Istanbul dove Pamuk è cresciuto.

Pamuk vince diversi importanti premi per i suoi primi lavori, tra cui il Premio Madarali 1984 per il secondo romanzo Sessiz Ev (La casa del silenzio) e il Prix de la Découverte Européenne 1991 per la traduzione francese dello stesso. Il romanzo storico Beyaz Kale (Roccalba, letteralmente Il castello bianco), pubblicato nel 1985, vince l'Independent Award for Foreign Fiction 1990 estendendo la sua reputazione all'estero. La The New York Times Book Review dichiara, "Una nuova stella è sorta ad oriente--Orhan Pamuk." A questo punto Pamuk comincia a utilizzare tecniche narrative vicine al postmodernismo, allontanandosi dallo stretto naturalismo dei suoi primi lavori.

Il successo popolare arriva nel 1990 con il romanzo Kara Kitap (Il libro nero) che diventa rapidamente una delle letture più controverse della letteratura turca, grazie alla notevole complessità e ricchezza narrativa. Nel 1992, scrive la sceneggiatura per il film Gizli Yuz (Il volto segreto), basato su Kara Kitap e diretto dal regista turco Ömer Kavur. Il quarto romanzo, Yeni Hayat (La nuova vita), è, nel 1995, un successo immediato in Turchia e diventa presto il più rapido best-seller nella storia del paese. A questo punto Pamuk è una figura di spicco nel panorama intellettuale turco, anche a causa del suo sostegno ai diritti politici della minoranza kurda. Nel 1995 Pamuk è tra un gruppo di autori e scrittori sotto processo per aver criticato, in una serie di saggi, la politica del governo turco nei confronti dei kurdi. Nel 1999, Pamuk pubblica la storia in Öteki Renkler (Gli altri colori).

La reputazione internazionale di Pamuk cresce, nel 2000, in seguito alla pubblicazione di Benim Adim Kirmizi (Il mio nome è rosso). Il romanzo, ambientato nell'Istanbul del sedicesimo secolo, mescola mistero, passione e filosofia. Viene tradotto in ventiquattro lingue e vince, nel 2003, il più remunerativo dei premi letterari internazionali, l'International IMPAC Dublin Literary Award. Il mio nome è rosso è anche vincitore del premio Grinzane Cavour 2002.

L'ultimo romanzo, Kar (2002), che esplora il conflitto tra islamismo e occidentalismo nella Turchia moderna, è anche il primo lavoro dichiaratamente politico di Pamuk. Rispetto ai precedenti lavori, per la maggior parte ambientati ad Istanbul, la scena si sposta nella Turchia orientale e, prendendo spunto da cronaca recente, segue l'inchiesta di un giornalista alla ricerca delle motivazioni di una serie di suicidi di ragazze adolescenti. The New York Times inserisce Kar tra i dieci migliori romanzi del 2004.

Nel 2003 pubblica un volume di memorie, Istanbul, Hatiralar ve Sehir, dove ricordi d'infanzia si mescolano alla storia della città, attraverso la testimonianza diretta ma anche attraverso le letture dei giornali d'epoca, le descrizioni dei viaggiatori occidentali o le riproduzioni artistiche della capitale dell'impero ottomano.

L'opera di Pamuk è caratterizzata dal tema dell'identità. Se ad una prima lettura questo può essere ricondotto al conflitto tra i valori dell'occidente europeo e la cultura islamica, non è possibile escludere una più profonda radice psicologica. I romanzi, che lasciano spesso in sospeso la soluzione di tale conflitto, presentano trame complesse e personaggi di grande profondità, particolarmente i primi, dove l'elemento biografico è più evidente. L'Istanbul contemporanea e dell'impero ottomano non si limita a fare da sfondo alle vicende umane ma assume la qualità di personaggio, di organismo vivo, con una sua storia da raccontare.

 

Da Turchia di Orhan Pamuk:

Ho trascorso la mia vita ad Istanbul, sulla riva europea, nelle case che si affacciavano sull'altra riva, l'Asia. Stare vicino all'acqua, guardando la riva di fronte, l'altro continente, mi ricordava sempre il mio posto nel mondo, ed era un bene. E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere totalmente né all'una né all'altra svelava il più bello dei paesaggi. 

Bibliografia in italiano


In ordine cronologico di traduzione.

  • Roccalba, traduzione di Giampiero Bellingeri, Milano: Frassinelli, 1992; con il titolo Il castello bianco, Torino: Einaudi, 2006.
  • La casa del silenzio, traduzione di Francesco Bruno, Milano: Frassinelli, 1993.
  • Il libro nero, traduzione di Mario Biondi, Milano: Frassinelli, 1996.
  • La nuova vita, traduzione di Marta Bertolini e Semsa Gezgin, Torino: Einaudi, 2000.
  • Il mio nome è rosso, traduzione di Marta Bertolini e Semsa Gezgin, Torino: Einaudi, 2001.
  • Neve, traduzione di Marta Bertolini e Semsa Gezgin, Torino: Einaudi, 2004
  • Istanbul, traduzione di Semsa Gezgin, Torino: Einaudi, 2006.

 

 

Bibliografia in turco


In grassetto la data di prima edizione.

  • Cevdet Bey ve Oğulları, romanzo, Istanbul: Can Yayinlari, 1982.
  • Sessiz Ev, romanzo, Istanbul: Can Yayinlari, 1983. Tradotto in italiano con il titolo La casa del silenzio.
  • Beyaz Kale, romanzo, Istanbul: Can Yayinlari, 1985. Tradotto con i titoli Roccalba e Il castello bianco.
  • Kara Kitap, romanzo, Istanbul: Can Yayinlari, 1990. Tradotto con il titolo Il libro nero.
  • Gizli Yuz, sceneggiatura tratta dal romanzo Kara Kitap, Istanbul: Can Yayinlari, 1992.
  • Yeni Hayat, romanzo, Istanbul: İletişim Yayinlari, 1995. Tradotto con il titolo La nuova vita.
  • Benim Adim Kirmizi, romanzo, Istanbul: İletişim Yayinlari, 1998. Tradotto con il titolo Il mio nome è rosso.
  • Öteki Renkler, 1999.
  • Kar, romanzo, Istanbul: İletişim Yayinlari, 2002. Tradotto con il titolo Neve.
  • İstanbul: Hatıralar ve Şehir, memorie, Istanbul: Yapi Kredi Yayinlari, 2003. Tradotto con il titolo Istanbul.

 

       

Le informazioni su Orhan pamuk sono tratte dai siti www.repubblica.it e http://it.wikipedia.org

 

 

 

 
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